HCE Blog – Come nasce la scienza che cambia il mondo della comunicazione

Perché a volte le cose, con le persone, funzionano in un modo e a volte, le stesse cose, producono risultati completamente differenti? Perché la medesima strategia comunicativa a volte si concretizza in un accordo pieno e soddisfacente e, a volte, no? Esiste un modo oggettivo e concreto per codificare le regole alla base delle interazioni umane?

Alle prime due domande, di solito si forniscono risposte tanto vaghe quanto inutili. Dipende dall’umore della persona con cui parli, dicono. Oppure, dipende dal tuo umore, dicono. Oppure, si vede che con quella persona, quel tipo di approccio non va bene, dicono. Si tratta di risposte assolutamente insoddisfacenti per tutti coloro che, viceversa, pretendono di sapere con certezza quali siano i criteri e le variabili che possono influenzare la comunicazione umana, per poterle controllare così da ottenere il massimo risultato da ciascuna interazione. Luca Mazzilli ed io, studiosi della materia e soprattutto persone che non si accontentano di risposte parziali o prive di fondamento scientifico, dopo anni di frequentazione di corsi, studio e insegnamento, abbiamo deciso che saremmo stati noi a trovare la risposta a quelle due domande, così fastidiose e al tempo stesso così stimolanti. Il lavoro di questi anni ci ha portato poi, inevitabilmente, a rispondere “sì” anche alla terza di quelle domande: esiste un modo oggettivo e concreto per codificare le regole alla base delle interazioni umane? Ora, sì.

Insieme, eccitati dall’idea di poter definire un codice univoco e universale, abbiamo così iniziato, per prima cosa, a integrare i nostri studi: dall’ingegneria alla psicosomatica, dalla comunicazione non verbale all’intelligenza emotiva, dalla neurolinguistica al comportamentalismo. Poi, ci siamo spinti nel meraviglioso mondo della ricerca: ad esempio, quali parole usare, durante una trattativa, se il tavolo al quale la trattativa si svolge è di marmo, o di legno? La ricerca neuroscientifica ha dimostrato come il toccare un elemento freddo, come ad esempio il marmo, produca nel cervello di chi lo tocca una reazione di letterale raffreddamento, che a sua volta si trasforma in un senso di distacco e freddezza verso il contenuto di una conversazione e verso il nostro interlocutore. Si chiama cognizione incarnata, ed è il modo attraverso il quale la nostra mente incorpora e traduce gli elementi ambientali nei quali si muove. D’altro canto, lo stesso filone di ricerca ha verificato come utilizzare parole o metafore collegate al caldo (caloroso, calorosamente, infuocato e così via) attivi nel cervello sia di chi le pronuncia sia di chi le ascolta l’accensione dell’area corrispondente al senso di calore che, a sua volta, si traduce in un senso di calore e di maggior compiacenza e fiducia verso l’oggetto della conversazione e il nostro interlocutore. Abbiamo quindi stilato alcuni ipotetici vocabolari ed ecco qui la prima connessione: ora sappiamo, grazie alla ricerca e alla verifica sul campo, che in una sala riunioni in cui è presente un tavolo di marmo è preferibile utilizzare uno specifico vocabolario, per mitigare gli effetti della fredda pietra e risultare vincenti nella trattativa. Questo tipo di studio di una specifica connessione è unico nel suo genere: nessuno, mai, si è cimentato in un’impresa simile. Dai primi, confortanti, risultati, abbiamo esteso il campo, coinvolgendo le 5 intelligenze che presiedono a qualsiasi interazione umana e le cui variabili sono oggetto, per l’appunto, delle nostre ricerche: intelligenza linguistica, intelligenza comportamentale, intelligenza strategica, intelligenza ambientale e intelligenza emotiva. Abbiamo dapprima stilato uno sterminato elenco di variabili cognitivo comportamentali e poi abbiamo verificato il loro funzionamento sinergico.
HCE, ad esempio, ha verificato quali strategie linguistiche sono più opportune in funzione della comunicazione non verbale o addirittura della fisiognomica di chi ci sta parlando: uno studente HCE sa, ad esempio, che quando il tuo interlocutore punta il dito indice nella tua direzione, il tuo linguaggio deve modificarsi rispetto a quando pone le mani giunte, in forma di triangolo. Oppure, uno studente HCE sa quale stile emotivo adottare in funzione dei colori e degli elementi di arredo di una stanza, che a sua volta indicano una particolare strategia linguistica, che a sua volta è connessa alla scelta della comunicazione non verbale usata e da usare…. E così via: le variabili sono centinaia, e le connessioni sono altrettanto numerose. Mi piace sottolineare che, finora, in nessuna scuola di formazione e in nessun testo si è mai trovato traccia di un tale tipo di conoscenza.

Dopo la fase di ricerca intuitiva e dopo la fase di verifica e sperimentazione, siamo infine giunti alla fase di sistematizzazione, preparando modelli specifici di analisi per ogni singola intelligenza. Ogni modello racchiude 5 diverse caratteristiche dell’intelligenza presa in oggetto e ogni caratteristica è, a sua volta, sviluppata in differenti capacità, che a loro volta presiedono all’utilizzo di una vasta gamma di strumenti pratici. Parlando di intelligenza linguistica, ad esempio, le aree che la contraddistinguono e la cui padronanza è necessaria per poter agire sulle variabili in questione, sono la Semantica, il Contenuto, l’Efficacia, la Persuasività e il Risultato. Ognuna di queste aree, facenti parti del modello di intelligenza linguistica, prevede inevitabilmente specifiche abilità, richieste per poter utilizzare in modo efficace gli strumenti tipici dell’intelligenza linguistica stessa: tali capacità vanno dal riconoscimento delle strutture di linguaggio, alla capacità di ascoltare e memorizzare parole e sintagmi, alla capacità di estrapolare dal fraseggio del nostro interlocutore dati utili alla profilazione. Tutte queste capacità, tutti gli strumenti tipici di ogni intelligenza e tutte le connessioni con le altre intelligenze, vale la pena sottolinearlo, sono adesso codificate e, quindi, insegnabili.

Alla fine, Luca ed io, ci siamo trovati di fronte all’ultimo degli ostacoli da superare: per insegnare una materia così nuova e per trasmettere un tipo di conoscenza e di capacità che mai prima d’ora era stato concepito, nessuna delle strategie didattiche conosciute si è rivelata all’altezza. Per questo, ancora una volta sospinti da una profonda curiosità e da un’insaziabile sete di conoscenza, abbiamo iniziato a testare le strategie di insegnamento più utili ed efficaci per veicolare HCE: i risultati ci hanno dato ragione. Attraverso una metodologia di insegnamento unica nel suo genere e completamente innovativa rispetto a qualsiasi altra metodologia finora conosciuta, HCE Training System ha dimostrato di funzionare meglio di quanto ci aspettassimo: gli studenti dimostrano un livello di comprensione altissimo e un livello di ritenzione delle informazioni al di sopra della media. Inoltre, sviluppano rapidamente la capacità di decodificare in modo autonomo le connessioni fra le 5 intelligenze e di saper lavorare sulle variabili in gioco con successo e profitto.

Questo è, in breve, il percorso che ci ha portato a creare e divulgare HCE, la prima scienza che studia e codifica le connessioni umane. Un viaggio che, si badi bene, è tutt’ora in corso: la ricerca prosegue ogni giorno grazie al nostro HCE Research Institute (link) e il campo di indagine si espande quotidianamente. HCE è dunque un sistema aperto, in costante e perenne evoluzione, così come, del resto, è in costante e perenne evoluzione l’essere umano, che di queste indagini è il protagonista assoluto.

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